la mozione

le mie idee per il PD del Trentino
Il Partito Democratico del Trentino.

Più che da dove vieni conta chi sei e dove vai. La nascita del PD è anche questo, è un progetto che guarda avanti, un’idea aperta. Ognuno porta la sua storia e le proprie passioni, ma insieme diamo vita ad un’idea politica nuova.

In Trentino questo ha permesso la nascita di un partito ricco del suo pluralismo ma non ipotecato da appartenenze, una scommessa aperta e capace di coniugare ancor di più identità territoriale e progetto nazionale.

Le elezioni regionali e quelle amministrative hanno confermato un PD in grado di essere un partito molto radicato sul territorio, con donne e uomini che ne esprimono il carattere innovativo.

Le elezioni europee hanno visto il PD primo partito del Trentino, in una situazione segnata però dalla crescita del populismo e del centrodestra e dall’arretramento delle socialdemocrazie europee come dei governi locali del centrosinistra. Un risultato che peraltro ferma e inverte la crescita di Berlusconi e non compromette le possibilità di futuro per il PD.

Un partito democratico

Il PD nasce per rilanciare la partecipazione politica che non può ridursi a quell’elettorale, così come le dimensioni del governo e dell’amministrazione non esauriscono quella politica.

Dobbiamo tradurre la grande fiducia riposta dall’elettorato nel PD in un’organizzazione popolare e soprattutto, attraverso la partecipazione democratica, costruire un partito con delle idee chiare e con un’identità riconoscibile, forte e riformatrice.

Il futuro non è già scritto né a livello nazionale né a livello dell’autonomia ed è sicuramente anche nelle nostre mani. Dobbiamo costruire un gruppo dirigente che questo futuro lo sappia interpretare.

Possiamo contribuire alla costruzione del PD nazionale, portando un’originale esperienza e pretendendo un partito che sappia guardare avanti recuperando la capacità di rappresentanza popolare.

Avere un partito democratico dove valga la sola regola di una testa un voto e dove il rispetto delle regole si coniughi con la capacità del confronto è sicuramente il requisito affinché si possa coltivare ancora speranza in un collettivo politico, ma un partito nasce perché ha qualcosa da dire: un progetto di governo, un’idea di mondo.

Un partito popolare

Nell’epoca del trionfo dei populismi non rimane solo l’alternativa tra l’orgoglio della ragione e la demagogia, esiste ancora la possibilità di essere popolari invece che populisti.

Dopo le devastanti sconfitte degli anni ‘80 e le trasformazioni altrettanto pesanti è necessario ricostruire senso e rappresentanza politica del sociale.

Al PD è chiesto di essere innanzi tutto presente, bisogno per bisogno, paura per paura, paese per paese.

Il PD non è nato per vivere delle paure coltivandole, ma nemmeno per snobbarle; il PD non è nato per alimentare l’intolleranza o per difendere i corporativismi, ma nemmeno per balbettare di fronte alle diseguaglianze crescenti; il PD non è nato per coltivare egoismi e localismi ma nemmeno per sottrarsi al confronto con lo spaesamento che la globalizzazione e il cambiamento hanno portato con se, o per evitare di dare risposte che non siano solo buoni principi, ma anche soluzioni ai conflitti.

Il populismo ignora le differenze e le diseguaglianze sociali, riconosce solo quelle che sono utili all’esercizio del potere e all’uso della demagogia, un partito popolare le riconosce per immaginarne il superamento.

Il Partito Democratico deve riconoscere l’ingiustizia nell’attuale distribuzione della ricchezza e avere l’obiettivo di ridistribuirla, ed è possibile ponendo al centro il lavoro e il valore del lavoro, sia esso quello autonomo dell’impresa che quello del lavoro dipendente.

Di fronte alla crisi economica che ha evidenziato la profonda ingiustizia di un sistema, a partire da quello finanziario, che privilegia la rendita e la speculazione rispetto al lavoro e alla dignità delle persone, abbiamo bisogno di una politica che cerchi di governare le cose e non di adattarsi alle stesse.

 Abbiamo bisogno di un partito protagonista con valori forti di riferimento, che sappia fare delle scelte nell’uso delle risorse pubbliche, nel sistema fiscale, nella gestione della pubblica amministrazione e nell’amministrazione della giustizia.

 Si può essere moderati ma si deve essere giusti.Non c’è ragione affinché il centrosinistra non interpreti il bisogno di giustizia e non interpreti la lotta contro i privilegi, o che si dimostri incerto nel rispetto del codice etico e nel superare la cultura del favore. Il futuro del PD deve essere questo!

Così come si può coltivare un’idea di sviluppo che esca dalla trappola della crescita senza limiti; il lavoro per tutti è possibile con un’idea di sviluppo che proponga una rivoluzione energetica ed ambientale, che offra qualità di vita, servizi e formazione per tutti.

 Un partito dell’autonomia

La dimensione popolare di un partito si lega necessariamente, se vuol essere politica, a quella territoriale e in Trentino si lega all’autonomia.

Cogliere le differenze, riconoscere le diseguaglianze vuol dire anche riconoscere il territorio e le sue differenze. Nella globalizzazione sopravvive chi riesce a coltivare un’identità che non sia chiusura bensì apertura a partire dalla propria cultura e dai propri saperi.

Il PD deve essere presente e radicato sul territorio e lo deve saper interpretare, rappresentandolo in un progetto provinciale, ma anche rendendolo protagonista del cambiamento necessario per costruire un futuro per le nuove generazioni.

Il PD deve interpretare l’autonomia di questa terra (come le migliori esperienze politiche hanno saputo fare), deve immaginare e governare il futuro dell’autonomia, del terzo statuto come delle risorse del secondo statuto.

Solo così possiamo rendere meno precaria l’adesione politica e possiamo saldare il progetto politico e la crescita della comunità.

 Un partito giovane

Non c’è dimensione popolare che assicuri futuro, se un partito non è in grado di rendere i giovani protagonisti della politica e protagonisti di questa terra. Un partito che non li sappia solo ascoltare, ma che li sappia rendere responsabili, che ne riconosca i meriti, ma che li stimoli ad essere interpreti.

Non sono i giovani che devono adattarsi al nostro modo di fare politica, è la politica che deve offrirsi al cambiamento di cui i giovani hanno bisogno. Non basta aprire le sedi, bisogna uscire dalle sedi ed andare noi da loro e riconoscere il diritto di cittadinanza ad ogni livello.

Come il principio della parità di genere ha segnato la formazione degli organismi dirigenti, così il rinnovamento deve segnare la nuova fase del PD e investire anche la dimensione istituzionale e di governo evitando concentrazione e sovrapposizione di ruoli.

 Un partito primo nelle idee

Un Partito democratico, popolare, giovane, che sia primo nelle idee e non solo nei voti. Nelle idee che riguardano il governo di questa terra e l’uso dell’autonomia per andare oltre la crisi; a partire dalle scelte strutturali e strategiche che riguardano le risorse umane, il territorio e la sua economia.

Abbiamo a cuore la coesione di questa comunità: una comunità che sappia ritrovarsi nella competizione globale, che si misuri nella capacità di includere i soggetti più deboli, che sappia aprirsi ed interrogarsi nel rispetto dei doveri e dei diritti di ciascun componente.

Una comunità coesa che ha a cuore il diritto e la qualità della partecipazione democratica e che rifugge da ogni semplificazione e da ogni scorretta concentrazione di potere ed esercizio dell’arbitrio.

Una comunità responsabile che conosce il rigore morale e ricorda la sobrietà e il limite nell’uso delle risorse, per assicurarne l’accesso a tutti e alle future generazioni.

Una comunità che sceglie la qualità della coesione sociale, elevando la protezione e innovando gli strumenti che assicurano la cittadinanza piena e responsabile. Che sceglie la qualità delle risorse umane con la qualità della cultura, della formazione permanente, del lavoro; che sceglie la qualità delle risorse del territorio a partire dal paesaggio.

Responsabilità e qualità richiedono la capacità di superare privilegi, rendite e corporazioni e di riformare la pubblica amministrazione a partire dalla riorganizzazione delle autonomie locali.

 Un partito protagonista

Il popolo del PD si aspetta un PD protagonista nel governo e responsabile nelle scelte che riguardano il futuro di questa terra!

Un partito forte, consapevole di essere in Trentino il primo partito ma non arrogante ne’autosufficiente, che dunque ricerca il dialogo, costruisce alleanze e partecipa, da protagonista, in modo responsabile ma esigente alla coalizione di governo. Rivendicandone peraltro, a partire dalle prossime elezioni amministrative, la coerenza su tutto il territorio provinciale e offrendo il legame con il progetto nazionale come opportunità per tutta l’autonomia.

Una coalizione che non ha un dogma nella sua rigidità o nella sua omologazione a quella nazionale, ma che anzi ne ricerca l’originalità purché coerente con i valori e la storia del Trentino e con la necessità di un programma di governo che sappia, oltre che con un’attenta gestione delle risorse finanziarie, attraverso le riforme, costruire un futuro all’autonomia.

 Un partito autonomo, plurale e aperto

Un partito interprete dell’autonomia e dunque autonomo nel rapporto con il nazionale, nelle forme che unitariamente verranno decise, ma partecipe/protagonista del dibattito, concorrendo insieme alle altre regioni alla costruzione unitaria di un partito nazionale che si riconosca nella natura federale e confederale contenuta nello statuto.

Un partito plurale e aperto che fa del dialogo il suo obiettivo irrinunciabile e che guarda in particolare a chi nella sinistra, nei moderati e negli ambientalisti, non si riconosce oggi nel PD.

Un partito che sappia riconoscere le autonomie e le specificità dei territori, che si riconosce nell’autonomia dei circoli e che la rafforza, promuovendo la formazione politica ad ogni livello, che coinvolge i circoli nella scelte politiche, valorizzando l’impegno degli iscritti e aprendo alla partecipazione più ampia dei propri sostenitori ed elettori.

Un partito che riconosce l’autonomia degli eletti nella gestione amministrativa, ma che rivendica altrettanto l’autonomia politica del partito e la coerenza tra responsabilità amministrativa e adesione ad un partito, nel rispetto del codice etico, dello statuto, ma anche nella comune partecipazione ad un progetto politico.

È ora di ricostruire partecipazione politica ad un progetto collettivo e non solo ad un’azione di governo, ed è ora che un’azione di governo non sia solo oggetto di verifica elettorale, ma anche di un dibattito democratico.

Ai giovani in particolare non possiamo chiedere di riconoscersi in un’azione di governo ma soprattutto in un’idea di governo, in un’idea di società o di futuro che un partito deve esprimere. Un’idea che non è patrimonio esclusivo di un gruppo dirigente o degli eletti, bensì di tutti quelli che intendono, come iscritti o come elettori, partecipare alla vita e alle scelte del partito.

Chiedendo a ciascuno di non coltivare solo la propria idea di partito, ma di partecipare alla costruzione di un’idea che non sarà di questo o quel segretario, ma risultato di una condivisione, di un processo democratico collettivo. Il segretario non esaurisce l’immagine e l’identità del partito perché queste sono il risultato del lavoro dei circoli e del gruppo dirigente, anche per questo è utile che il segretario si sottoponga a verifica a metà del suo mandato.

 Un partito coerente

Tra le ragioni della perdita di credibilità dei partiti e dello scarso entusiasmo per la politica c’è indubbiamente la scarsa coerenza tra parole e comportamenti, tra promesse e governo. Ancor più delle delusioni per le politiche proposte, pesa talvolta la mancanza di forza con la quale si cercano di tradurre le stesse politiche.

Annunciare la trasparenza e poi nascondere i panni sporchi; fissare i codici di comportamento e poi disattenderli; proclamare regole e poi derogarle; annunciare sobrietà e limite e poi giustificare privilegi indifendibili; ribadire valori come la giustizia e l’equità o parlare di meriti e poi coltivare corporativismi e tutelare interessi forti: tutto questo è altrettanto devastante dell’incapacità di dare risposte riconoscibili alla disuguaglianza sociale, alla crisi economica, alla delinquenza e alla corruzione.

Priorità assoluta per il PD è parlare bene e comportarsi altrettanto bene, essere esigenti e rigorosi prima di tutto con se stessi, essere coerenti con i valori annunciati, solo così c’è speranza di ricostruire la credibilità della politica e di un partito democratico.

 agosto 2009

documento programmatico presentato per la condidatura alla segreteria del partito

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