Perché non possiamo gemellarci con l’attuale regione tibetana. Una risposta a Gubert
We cannot excuse you for the behaviour
The Great China the Divide Empire
has fallen into dishonor;
politicians kill the monks
refusing the listen to reason
keep your hands off Tibet
keep your hands off Tibet, now!
Hom ha hum vajra guru padma sid hum
Franco Battiato – TIBET (Fleurs 2)
Renzo Gubert, presidente onorario della associazione parlamentare Amici della Cina, chiede a Dellai e a Durnwalder di gemellare la nostra regione con la Regione autonoma del Tibet per favorire il dialogo tra il governo cinese e il Dalai Lama.
Afferma inoltre che sono eccessive le richieste di autonomia e sostiene che la repressione cinese nasce dalla resistenza dei nobili tibetani alle grandi riforme.
Se Gubert si fosse preso la briga di seguire il convegno promosso dalla Provincia e dalla Università che si è concluso con la tavola rotonda alla quale ha partecipato il Dalai Lama, avrebbe compreso dai relatori, illustri accademici provenienti da ogni parte del mondo, che oggi non si può parlare di Regione autonoma del Tibet. Il regionalismo in Cina è molto lontano dal riconoscere l’autonomia riconosciuta dalla costituzione cinese e pertanto non ha senso che una regione realmente autonoma si gemelli con una regione occupata militarmente dai cinesi, colonizzata al punto da rendere i tibetani minoranza nella loro terra, controllata strettamente dal partito comunista con il ricorso anche alla pena di morte, recentemente purtroppo eseguita nei confronti di giovani che avevano partecipato alle proteste del marzo scorso. Gubert ha incontrato i vertici del governo cinese in Tibet non del governo tibetano, e non è una piccola differenza
Non solo Dellai e Durnwalder ma anche i nostri Consigli provinciali e regionali hanno riconosciuto il Dalai Lama come legittimo rappresentante del popolo tibetano, e non c’è alcun dubbio che sia così, e non potrebbero riconoscere le autorità regionali imposte dal partito comunista quant’anche di etnia tibetana.
Sempre nel convegno è emerso che il”Memorandum per la genuina autonomia” presentato dai tibetani come piattaforma per le trattive con il governo cinese, è assolutamente coerente con la Costituzione cinese e tutt’altro che esagerato nelle richieste che sono molto simili al contenuto del nostro statuto di autonomia. In ogni caso oltre ad ascoltare il governo cinese sarebbe utile anche leggere i documenti e confrontarsi con i tibetani.
Perché è vero che non fa bene essere di parte, ma Gubert dimentica che quando un popolo non ha diritto alla autodeterminazione perché oggetto da cinquant’anni di una dura occupazione militare e di un tentativo di cancellare l’identità tibetana, le ragioni stanno da una parte, quella oppressa e scomodare la struttura feudale tibetana per giustificare le grandi riforme di Mao francamente è sconcertante, tanto più dopo la rivoluzione culturale e la limitazione della libertà religiosa (che non riguarda solo il buddismo tibetano).
Essere amici della Cina non è sbagliato ma è sbagliato recarsi in Cina e in Tibet, non vedere quello che qualsiasi giornalista di qualsiasi parte politica e di qualsiasi parte del mondo ha visto, quando gli hanno lasciato vedere la realtà senza il filtro del partito.
Anzi si deve essere amici della Cina perché non conosco altro modo per costruire un futuro di pace, ma amici non vuol dire essere ciechi e non so in che altro modo definire i resoconti ufficiali delle visite in Tibet della associazione presieduta da Gubert. Con tutto il rispetto ma sembrano i comunicati del Partito Comunista quando negli anni sessanta si recava in visita nei paesi dell’est e si parlava del progresso economico per nascondere la realtà della dittatura.
Essere amici della Cina vuol dire preoccuparsi dei diritti umani negati, preoccuparsi delle minoranze senza tutela, chiedere il dialogo e supportarlo. Il Trentino ha scelto con le sue istituzioni di favorire il dialogo mettendo a disposizione l’esperienza e la competenza della autonomia speciale, disponibile a cooperare anche con le autorità cinesi oltre che con il mondo accademico ed economico, cosa che peraltro si sta facendo, ma non disponibile a negare la storia e la verità .
Nessun conflitto è mai stato superato negando le ragioni stesse del conflitto, ma solo riconoscendole e trovando il modo di superarle con una soluzione che permettesse un compromesso rispettoso dei rispettivi interessi.
L’autonomia per il Tibet è questo, è l’unica risposta possibile visto che la Cina non intende modificare la propria sovranità territoriale e visto che mai i tibetani potranno accettare di essere assimilati in tutto e per tutto ai cinesi. E mi piacerebbe che anche Gubert si impegnasse per far si che le autorità cinesi cambiassero il loro atteggiamento: il Dalai Lama ha rinunciato da tempo alla teocrazia e ha riconosciuto la democrazia, non mi risulta che il governo cinese abbia rinunciato al potere del partito o abbia aperto se non alla democrazia almeno ad uno stato di diritto dove chi è condannato a morte, o cacciato dalla propria terra, abbia almeno il diritto alla difesa.
Trento 23.11.2009