alcuni commenti ai risultati dopo i ballottaggi
Sul sito di Italia Tibet sono stati pubblicati due interventi, uno di Carlo Buldrini e uno del presidente Claudio Cardelli, entrambi a commento del dibattito ospitato da Radio Radicale tra Pietro Verni e Marco Pannella.. Conosco le posizioni di Verni e le trovo, come dire “scontate”, politicamente troppo distaccate, più volte a rispondere alle proprie domande che ad offrire una via d’uscita al popolo tibetano. Quanto a Pannella è trentanni che faccio a pugni con le sue elaborazioni che contengono verità scomode, ma anche comode omissioni.
Trovo il commento a riguardo di Claudio Cardelli equilibrato e corretto
Mi preoccupa di più il commento di Carlo Buldrini, che pure stimo, perché invita ad una resa dei conti tra autonomisti ed indipendentisti che è assolutamente l’ultima cosa di cui ha bisogno il popolo tibetano.
Io credo che la nostra associazione per statuto debba riconoscersi nelle posizioni espresse dal Dalai Lama e del parlamento e governo in esilio, ma non deve per questo evitare di interrogarsi su cosa accade in Cina e tra i tibetani.
La discussione tra indipendentisti e autonomisti ha un senso se è un modo per domandarsi quale sia la giusta via per la libertà del popolo tibetano, è un non senso se invece pensa di poter veramente disporre dell’alternativa.
Non conosco tibetano o amico dei tibetani, ed io mi considero tale,che non pensi che l’indipendenza sia un diritto e logica conseguenza dell’autodeterminazione, e chi è per l’autonomia lo fa per scelta politica non per resa. Non c’è alcuna relazione tra l’essere indipendentisti e l’avere a cuore la sorte dei tibetani. Anzi semmai ritengo che chi propone l’indipendenza come via da percorrere politicamente e non solo idealmente sia più interessato alla ragione astratta che non alle sorti concrete dei tibetani.
I tibetani non vogliono saperne della Cina, non ci vogliono grandi saggi per dirlo, ma hanno affidato consapevolmente al Dalai Lama la guida non solo spirituale ma anche politica del popolo tibetano e per questo si riconoscono nella sua azione, che non è quella di un stanco revisionista, ma di un lucido leader che conosce benissimo la condizione vissuta dai tibetani eppure ha, a differenza dei nostri commentatori o di giovani impazienti, la responsabilità di non far cadere nella disperazione il suo popolo e di offrire una via d’uscita. L’unica via d’uscita oggi per un popolo oppresso dalla Cina è certamente quella di confidare nel cambiamento di quel paese, ma guardando al potere del nazionalismo e dell’imperialismo cinese è impossibile che esista una via pacifica all’indipendenza ed è ancor più impossibile che ne esista una armata.
Bisogna augurarsi il martirio dei tibetani se ne rivendichiamo l’indipendenza ed è singolare che se l’autonomia non fa un passo si rilanci con l’indipendenza, addirittura presumendo di essere così più realisti!!
In ogni caso che senso ha chiedere la resa dei conti come prima o poi hanno fatto purtroppo i tanti movimenti indipendentisti o rivoluzionari? Scegliere i più duri, i più puri? E chi lo decide? L’osservatore occidentale? Perché assimilare la straordinaria forza e unità della resistenza tibetana a movimenti che non hanno mai scelto la nonviolenza come mezzo per arrivare alla libertà e come espressione di libertà.
La verità è che la situazione è disperata, che la Cina è sempre più forte e sempre più feroce, che gli stati e la politica internazionale sono indifferenti, che conta solo l’interesse economico, e che noi europei invece di dividerci sul cosa chiedere dovremo unirci per fare l’impossibile.
I tibetani hanno diritto all’impazienza, noi dovremo essere sì impazienti, ma non verso il Dalai Lama, bensì verso noi stessi e verso i nostri governi: tanto per cominciare, poi ne riparliamo.
Roberto Pinter
consiglio nazionale Italia Tibet
Barbara Lorenzi o Andrea Miorandi? Questa la scelta che Rovereto sarà chiamata a fare per il proprio futuro, gli altri candidati appartengono comunque al passato.
Dopo l’amministrazione Valduga Rovereto è chiamata a voltare pagina. Cinque anni fa gli errori e i conflitti tra partiti del centrosinistra consegnarono il Municipio alle civiche di Valduga, che hanno assicurato l’ordinaria amministrazione della città ma che non sono state in grado di fare quelle scelte di cui la città aveva ed ha bisogno.
Ora quei partiti non ci sono più, ne sono nati dei nuovi come il Partito Democratico e l’UPT e la coalizione di centrosinistra autonomista si è ricostruita condividendo la candidatura di Andrea Miorandi. La Lega e la destra si sono a loro volta ricompattate proponendo la candidatura di Barbara Lorenzi.
Valduga ha comunque deciso di riproporsi come candidato, eppure i nodi urbanistici da lui stesso sollevati sono rimasti esattamente allo stesso punto di partenza, il traffico di attraversamento della città è ancora in attesa di una soluzione, gli anziani sono ancora in lista di attesa di una nuova RSA,la mobilità attende ancora un sistema pubblico forte, i ciclisti sono rimasti senza ciclabili e sopratutto sono state sprecate molte occasioni e la città sta ancora domandosi quale sarà il suo futuro.
C’è bisogno di un progetto forte che investa sul ruolo di Rovereto nella Comunità della Vallagarina, che la renda protagonista nel contesto provinciale, che produca nuovo lavoro con nuove imprese attraverso l’innovazione e la crescita del sistema formativo e della ricerca.
C’è bisogno di una città viva dove ognuna delle sue risorse sia valorizzata e non spenta in una amministrazione chiusa e insofferente alla partecipazione democratica.
C’è bisogno di un sindaco che abbia una buona squadra, che esca dal municipio, che abbia a cuore non solo la memoria ma anche il futuro della città e che abbia perciò il coraggio di fare scelte.
Scelte che indichino la qualità e la vivibilità della città, che definiscano le infrastrutture necessarie per una mobilità sostenibile, che disegnino il territorio e il suo paesaggio, che migliorino la cittadinanza e le reti sociali.
Andrea Miorandi non è solo una risorsa nuova, è anche la risorsa giusta per guidare questo progetto, con la competenza necessaria ma anche con la passione richiesta per costruire il futuro della nostra comunità.
La coalizione di centrosinistra autonomista nel riconoscersi in questa candidatura ha segnato la discontinuità necessaria rispetto al passato, propone un ruolo dei partiti che non è quello di occupare l’amministrazione ma di garantire che le scelte per la città siano sostenute dalla partecipazione democratica, e permette inoltre che ci sia finalmente una reale sinergia tra il governo provinciale, la Comunità della Vallagarina e l’amministrazione comunale.
L’alternativa ad Andrea Miorandi è Barbara Lorenzi, la candidata della Lega e della destra, che propone la rottura del modello socio economico del Trentino, da tutti riconosciuto per la sua qualità, e la messa in discussione del sistema pubblico per coltivare paure e contrapposizioni di cui ne’ Rovereto ne’ il Trentino hanno sicuramente bisogno.
Occorre fare una scelta precisa, ne va del nostro futuro.
Roberto PInter – Rovereto
Con la candidatura di Andrea Miorandi possiamo dire che a Rovereto si apre una nuova stagione per la politica e per la città.
La presenza non solo ingombrante ma anche negativa del sindaco uscente Guglielmo Valduga rischiava di impantanare la città e di impedire un progetto che guardasse al futuro, riproponendo un sindaco incapace di far crescere la politica e la città stessa. Read the rest of this entry »
Due anni fa la feroce repressione del governo cinese delle proteste dei monaci e della popolazione tibetana portò il dramma del Tibet, occupato militarmente dalla Cina, all’attenzione della comunità internazionale.
Un anno fa al 50° anniversario dell’esilio del Dalai Lama la Provincia Autonoma di Trento e il Consiglio Regionale del Trentino Sudtirolo portarono la loro solidarietà al Dalai Lama partecipando con una delegazione alla cerimonia tenuta a Dharamsala in India.
Rispettando gli impegni concordati con il governo e il parlamento tibetano in esilio la Provincia ha organizzato un importante convegno sulla richiesta di autonomia del Tibet che nel mese di novembre ha visto la presenza del Dalai Lama a Trento.
Per dare continuità agli impegni assunti dalla comunità trentina a sostegno della causa tibetana e per richiamare l’attenzione della opinione pubblica sulla repressione dei tibetani e sul dramma di chi è in carcere e dei profughi il 10 marzo presso la sala della Regione e Trento si terrà una iniziativa pubblica.
Questo il programma:
10 marzo 2010 ore 18
sala di rappresentanza della Regione, piazza Dante,
Esposizione della bandiera tibetana.
Marco Depaoli, presidente del Consiglio Regionale, introduzione
l’intervento del Dalai Lama per il 51° anniversario da Dharamsala
Roberto Pinter, Ass.Italia -Tibet, “Le iniziative a sostegno dei diritti del popolo tibetano”
Jens Woelk , Università di Trento, “Memorandum sulla effettiva Autonomia per il Popolo Tibetano”
Khando Tenzin, Comunità tibetana in Italia, “Un popolo senza libertà”
ore 19.30 chiusura con l’inno nazionale del Tibet
il 27 gennaio a Trento – Rebiya Keder “La guerriera gentile” 
incontro con il presidente Dellai
e incontro organizzato dal Forum trentino per la pace presso la sala Aurora di palazzo Trentini
In risposta al direttore (de L’Adige) sul Nuovo Ateneo.
Caro direttore,
come commissario dei dodici, raccolgo immediatamente l’invito al dibattito sul futuro dell’Università di Trento.
Il suo editoriale coglie tutta la delicatezza e l’importanza della partita che si è aperta con l’accordo tra governo e Provincia che prevede la delega in materia di Università. Da però per scontato che sarà solamente attraverso la legge provinciale che si giungerà a definire il come sarà esercitata la delega. Io credo invece che, ferma restando la competenza Read the rest of this entry »
Repubblica — 30 dicembre 2009